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Renzi dal Lingotto: “Il futuro non va più di moda, ma è la nostra sfida”

Renzi dal Lingotto: “Il futuro non va più di moda, ma è la nostra sfida”

I lavori al Lingotto per la convention per le primarie del Partito Democratico sono iniziati con l’inno di Mameli.
Tanti i big del Pd presenti, mentre l’organizzazione parla di 2000 partecipanti.
È proprio Matteo Renzi ad aprire i lavori rivolgendosi agli altri due candidati alla segreteria:«Questo è un popolo che non parla mai male degli altri e mio primo messaggio è per Orlando e Emiliano. A loro auguro buon lavoro e l’assicurazione che da parte nostra non ci sarà mai una polemica ad personam come quelle che abbiamo subito noi per settimane»
«Dobbiamo ripartire, dopo il brusco stop del referendum, ma anche rispetto al post referendum. Sembra che qualcuno sogni di riportare indietro le lancette della storia, ma noi abbiamo la responsabilità di fare tesoro dagli errori, rilanciare su ideali e contenuti e restituire la speranza al Paese. Ripartiamo dai luoghi che hanno segnato la nostra storia e tradizione. Il futuro non va più di modo ma è la nostra sfida. La paura è l’arma elettorale degli altri», dice Renzi al suo popolo.
Poi, riferendosi al Lingotto, ricorda che «qui Veltroni, a cui va il nostro saluto, volle il primo atto del Pd, ma noi non siamo in un luogo della nostalgia,siamo per rivendicare il domani, riconoscendo che il diritto alla veritù si conquista lottando. C’è differenza tra essere eredi ed essere reduci».
«Vogliamo ricostruire un orizzonte di speranza concreto sennò il futuro appartiene solo a chi dice solo di no. Se non lo facciamo noi non lo faranno altri».
«La crisi del 2008 ha portato un cambio totale dello schema di gioco e questa nuova diseguaglianza chiama la politica ad un sentimento muovo noi siamo quelli che rifiutano l’antipolitica ma non ci possiamo lamentare del grillino di turno perchè anti politica è il populista ma anche il tecnocrate che fa come gli pare».
«O il Pd dà una visione o diventa un soggetto che non esiste più. La politica deve essere capace di indicare una direzione, non dividersi tra correnti. La sfida non è il quotidiano nauseante ping pong di queste settimane e mesi che ha stancato anche gli addetti ai lavori e non ha senso».
«Non siamo qui per far ripartire l’azione del governo che va avanti. Ieri è stato approvato il reddito di inclusione e la Camera ha approvato dopo qualche mese la prima forma di organizzazione di lavoro autonomo, l’Eni ha firmato un accordo straordinario con gli americani sul Mozambico e ieri mi ha telefonato il sindaco di Amatrice annunciandomi di che si farà il centro sportivo con 20 alunni necessari di cui sei fuori regione. Ho ancora la pelle d’oca. Per tutte queste cose siamo convintamente al fianco di Gentiloni».

«Siamo qui per discutere, dialogare, dividerci se serve. Dibattere restituendo un senso alla parola compagno, che viene da ‘cum’ e ‘panis’, colui che divide l’essenziale, la cosa più importante che ha. Se il mondo ci propone Trump e Le Pen e noi discutiamo tra noi, ci stiamo perdendo il senso alto della politica», aggiunge Renzi.

Infine lancia un monito: «Chi spara contro questa comunità non fa male solo ai militanti ma indebolisce l’argine del sistema democratico del Paese».

renzipalco

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