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Direzione provinciale Pd, prove tecniche di unità su primarie e “patto per Torino”. Fassino: “Una conferenza programmatica per definire il futuro”

Direzione provinciale Pd, prove tecniche di unità su primarie e “patto per Torino”. Fassino: “Una conferenza programmatica per definire il futuro”

di Moreno D’Angelo

«Darò una mano a chi verrà dopo di me». Il segretario provinciale del Partito Democratico Fabrizio Morri conferma la sua intenzione a non ricandidarsi alla guida del Pd torinese nell’imminente congresso che si terrà entro il prossimo ottobre.

Lo fa nella sua relazione introduttiva alla direzione provinciale del partito, dove ha sottolineato i successi del centrosinistra in provincia nelle recenti elezioni amministrative, in particolare nei comuni di Grugliasco, Rivalta e di Chivasso, città dove, ha fatto notare il segretario uscente, il candidato grillino «ancorché vicesindaco in carica della Città metropolitana non è neanche riuscito ad arrivare al ballottaggio».
Sulla situazione della Città di Torino Morri ha ribadito che «il Pd torinese non è mai stato e non sarà mai per logiche del tanto peggio, tanto meglio» ma è molto preoccupato per una città che ha «innestato la retromarcia» e pertanto esclude ogni accordo con i cinque stelle con un lapidario «non esiste la possibilità di un Appendino bis a settembre con un qualche appoggio del Pd».
Morri conclude la sua relazione invitando il partito ad incalzare la giunta pentastellata «con proposte, tenuto conto che hanno iniziato la loro parabola discendente».
Subito dopo è stato illustrato un ordine del giorno, ispirato dai consiglieri regionali Raffaele Gallo e Daniele Valle e dal consigliere comunale Mimmo Carretta, condiviso dal senatore Mauro Maria Marino e sul quale c’è la disponibilità del segretario regionale Davide Gariglio, che chiede primarie aperte per la scelta del prossimo segretario provinciale, in deroga a regolamenti e statuti che prevedono un solo coinvolgimento degli iscritti.
Una direzione molto partecipata con molti interventi che si sono soffermati sulla proposta di «un patto per Torino», avanzata nei giorni scorsi dal capogruppo Pd in Sala Rossa Stefano Lo Russo e subito respinto dai grillini.

«Una proposta che ha una sua dignità», per il senatore Stefano Esposito, «giusta ma con il limite di non coinvolgere intellettuali, sindacati, circoscrizioni, alleati» secondo l’ex deputato Salvatore Buglio, spiegata e difesa dal suo ideatore che ha detto di aver voluto provare «a stanare l’amministrazione, a partire dalle loro ambiguità», dichiarandosi sorpreso dal diniego dell’Appendino che «non ha colto la necessità di ridefinire le priorità della Città , di cambiare registro». E Mimmo Carretta invita il Pd ad uscire dall’angolo: «C’è un solo modo di fare opposizione, dobbiamo però incominciare a parlare di futuro invece di limitarci a difendere il passato». La consigliera regionale Nadia Conticelli difende il clima di collaborazione istituzionale tra Regione e Comune.
Interviene anche Piero Fassino: «La politica ha i suoi tempi: questo è il tempo in cui la città deve misurare chi governa, ma dopo un anno è evidente che chi ha vinto non ha un’idea, non ha un progetto, non ha una visione». L’ex sindaco ha sottolineato che il valore della proposta di Lo Russo è «di provare a dare un contributo per provare a far uscire la città dalla palude. Ci hanno detto di no, sarà quindi il congresso il luogo dove definiremo una nostra proposta per Torino, anche dando vita ad una conferenza programmatica che coinvolga la società torinese».
Insomma, a parte qualche distinguo (per esempio Enzo Lavolta contrario alle primarie), tutto sommato la notizia di oggi è che per una volta in via Masserano non si è visto scorrere sangue.

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