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Due bombole d’ossigeno offerte dalla sindaca Appendino

Due bombole d’ossigeno offerte dalla sindaca Appendino

di Diego Novelli

Si è aperto in queste settimane uno scontro particolarmente vivace nel Comune di Torino tra la maggioranza Cinque Stelle e le opposizioni che vede in grossa difficoltà la giunta. E dire che la sindaca Appendino è stata considerata dai fabbricanti di sondaggi il fiore all’occhiello del Movimento di Grillo alla prova di governo di una pubblica amministrazione. Persino “La Stampa” sempre molto indulgente nei suoi confronti ha dovuto affrontare con largo spazio ciò che sta accadendo sia pure con una certa doppiezza.

Un esempio lo ha offerto sotto un titolo a tutta pagina della “Cronaca di Torino” il 7 aprile scorso (pag.40) che così apriva: “E’ una colata di cemento che sta per abbattersi su Torino, come non si vedeva dai tempi del tumultuoso sviluppo edilizio negli anni post olimpici. È un tradimento agli ideali del Movimento Cinque Stelle, contrario ai piccoli o grandi centri commerciali che si divorano i negozi di quartiere e stravolgono l’assetto – anche sociale – della città”. Peccato che “nei tempi del tumultuoso sviluppo post olimpico” “La Stampa” ha sempre taciuto, come era rimasta muta cinquant’anni prima quando vennero rilasciate dalle giunte centriste 5mila licenze edilizie in contrasto con il piano regolatore chiudendo gli occhi di fronte a oltre tremila costruzioni abusive. Le classi dirigenti torinesi, purtroppo di tutti i settori (politico, sociale, finanziario, industriale) hanno sempre dimostrato scarsa sensibilità nei confronti della cultura urbanistica.

Ancora oggi pseudointelletuali criticano le giunte di sinistra (1975-1985) di avere frenato la crescita della città per la politica “rigida” “Radi-Chiezzi” come spregiativamente venivano chiamati gli assessori Radicioni e Chiezzi responsabili del settore. E dire che a Torino hanno operato maestri dell’urbanistica europea come Giovanni Astengo, per un breve periodo con responsabilità in una giunta di centrosinistra. La depravazione della vendita degli indici di cubatura in contrasto con le norme vigenti destinando gli introiti per la spesa corrente e dei decenni successivi. Se il piano regolatore prevede in una determinata zona di costruire X metri cubi su di un’area di Y metri quadrati è scandaloso rilasciare licenze edilizie per una quantità superiore di fabbricato “legalizzando” l’illecito con una miriade di varianti. L’attuale piano regolatore ne ha già subite circa 300. La giustificazione che fornisce sempre “La Stampa” sulla “Cronaca” del 7 aprile a difesa dei Cinque Stelle sarebbe: “Una scelta necessaria, la realpolitik che sovrasta gli ideali: fare odiosamente cassa con l’urbanistica perchè si è ereditato un bilancio disastrato”. Affermazione più volte smentita dall’ex sindaco Fassino e dall’ex assessore al Bilancio Passoni. La violenta polemica di questi giorni ha avuto come particolare detonatore la rivolta dei commercianti al dettaglio che si sono sentiti ingannati dalle promesse fatte dall’Appendino durante la campagna elettorale.

Infatti, nel 2017 grazie a operazioni di questo tipo il Comune prevede di incassare 44 milioni di oneri di urbanizzazione con l’apertura di 23 nuovi supermercati e tale somma sarà utilizzata per la spesa corrente. L’attuale vicesindaco Guido Montanari (per anni assessore al Comune di Rivalta dove il territorio venne salvaguardato senza alterare il rapporto fissato dalla legge urbanistica nazionale tra il “fabbricato” e lo spazio “destinato ai servizi”) giustifica gli atti attuali perché già avviati dalle giunte precedenti. Va detto che dal 2012 questa pratica era stata messa in mora dalla giunta Fassino. Anziché recuperare nei confronti di questa perversa pratica la sindaca Appendino dimenticando gli strali che lanciava contro quando sedeva all’opposizione con disinvoltura l’ha riesumata in modo massiccio facendo tacere l’assessore Montanari. Per quanto riguarda il comparto del commercio il danno è doppio poiché si consuma del territorio che andrebbe salvaguardato e si colpisce il piccolo esercizio al dettaglio che ha un’alta funzione sociale a livello di quartiere poiché ha una capacità di relazione, di comunicazione, di integrazione umana e civile che la struttura della grande distribuzione non può consentire.

L’analisi sociologica di questi anni che stiamo vivendo è un continuo ripetersi sui pericoli rappresentati dall’individualismo esasperato, dall’io ipertrofico, dall’affievolirsi sino ad annullarsi del senso della solidarietà e della prossimità. Senza cadere nella nostalgia ma la memoria con tutti i suoi limiti soggettivi ci dovrebbe ricordare la vita delle famiglie nei cortili dei caseggiati totalmente cementificati, il vinaio o il verduriere dell’isolato, l’oratorio, la bocciofila, la sezione di partito, il circolo ricreativo, tutti spazi di vita comunitaria. A proposito dell’importanza fondamentale dello strumento urbanistico voglio ricordare garbatamente alla sindaca Appendino un episodio accaduto tanti anni fa in Sala Rossa. Sui banchi della Democrazia Cristiana sedeva l’onorevole Gioacchino Quarello, persona simpaticissima, direttore del quotidiano “Il popolo nuovo” e antico militante del Partito Popolare. Quarello frequentava la parrocchia di via San Donato la cui costruzione comprende oltre alle navate per il culto un campanile, con adiacente un fabbricato ad un piano fuori terra, per tutte le attività parrocchiali e sociali. L’uso di questo spazio era promiscuo: anziani che passavano le loro giornate al tavolo delle carte, giovani rumorosi con il ping pong o il biliardo ed altri giochi in un angolo isolato da pareti mobili per il catechismo e altre attività. L’onorevole Quarello aveva pensato di sopraelevare di un piano il basso edificio per separare le varie attività per soddisfare soprattutto gli anziani che cercavano un po’ di tranquillità.

Fece tutta l’operazione silenziosamente: raggiunta la cifra per la spesa presentò in Comune la pratica edilizia che con suo stupore gli venne respinta dagli uffici. Un lunedì sera, giorno dedicato alle sedute del consiglio comunale, sollevò con una mozione d’ordine la questione chiedendo spiegazioni direttamente al sindaco dell’epoca Giancarlo Anselmetti, il quale cadde dalle nuvole. Chiamò al suo scranno l’ingegnere capo per avere spiegazioni. Dopo un breve colloquio così rispose: “Onorevole Quarello, non è possibile concedere il permesso edilizio perché il suo parroco ha già venduto le cubature ad un vicino che ha provveduto a sopraelevare la propria casa”. Lo spazio vuoto sovrastante il basso fabbricato della parrocchia teoricamente non esisteva più. Quarello sbalordito domandò al sindaco: “E’ stata venduta l’aria?”. Alla risposta positiva di Anselmetti risposte testualmente con tono affranto: “Cosa porto ora io agli anziani che attendevano con tante speranze il nuovo salone? Due bombole d’ossigeno?”.

Con le giravolte che i Cinque Stelle ci hanno abituato in questi tempi non ci sarebbe da stupirci più di tanto che la sindaca Appendino seguisse il suggerimento dell’onorevole Quadrello!

 

Editoriale pubblicato sul numero del 15 maggio di Nuovasocietà

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