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Il cielo di Torino. Ripartire da una nuova visione e da nuove idee per la nostra città

Il cielo di Torino. Ripartire da una nuova visione e da nuove idee per la nostra città

di Mauro Maria Marino*

Durante l’ultima direzione provinciale del Partito Democratico è stato proposto di affiancare alla fase congressuale appena avviata la convocazione di una conferenza programmatica che definisca una nuova idea di città, una nuova visione, che dal confronto e dall’analisi sia in grado di elaborare idee e proposte per Torino. Condivido questa iniziativa, ancora da definire e costruire, e provo a dare il mio contributo perché si possa intraprendere questa strada in modo da raggiungere il risultato desiderato.

Nel 1993 Torino viveva forse il suo momento peggiore dal dopoguerra con una pesante crisi politica, istituzionale ed amministrativa unita alla crisi economica locale e nazionale e alla fine di un modello produttivo che archiviava definitivamente ciò che era stata: una città-fabbrica il cui destino era intimamente e indissolubilmente legato alle sorti della sua principale azienda. I ragionamenti, le discussioni, il confronto che portarono allora alle “18 idee per Torino”, ad un coinvolgimento diretto di molti settori della società torinese, che a livello politico trovò la sua rappresentazione nell’esperienza della lista civica “Alleanza per Torino” e seppe esprimere in Valentino Castellani, allora docente universitario e vice rettore del Politecnico, quel Sindaco in grado di interpretare non solo un desiderio di cambiamento nei volti, nei metodi, nei comportamenti, ma una svolta rispetto al passato, all’idea, alla concezione stessa di città e alla definizione di nuove vocazioni e di nuove opportunità da cogliere.

Non si intende qui nostalgicamente chiedere di replicare quella stagione epica, che ci ha consegnato una città più bella e meglio inserita in un contesto internazionale, non si può pensare di “reinventare la ruota”: si tratta però di recuperarne lo spirito e alcune delle impostazioni per immaginare, definire, ed iniziare a costruire il futuro di Torino. Ad incominciare dalla visione, dalla definizione di un cielo nel quale collocare la nostra città e verso il quale orientare il nostro impegno, la nostra capacita di elaborazione e di costruzione, di coinvolgimento, di ascolto. Nel 1993 quel cielo fu l’Europa. Torino era una città sostanzialmente emarginata da ogni ambito nazionale ed internazionale, e dai relativi processi strategici e decisionali, chiusa e ripiegata su se stessa, isolata anche fisicamente dal resto del mondo, percepita come grigia, il suo patrimonio artistico e culturale sconosciuto ai più. Torino, scegliendo l’azzurro europeo come colore per il suo cielo, ha saputo connettersi e mettersi in concorrenza e in relazione con le altre città europee, ha saputo individuare nuove vocazioni che non sostituissero ma che si affiancassero a quella manifatturiera e produttiva.

Dopo un anno di amministrazione grillina ci sono tutti gli elementi per affermare che stiamo di nuovo virando dall’azzurro al grigio. Come ha scritto qualche giorno fa Luigi La Spina ci troviamo “in una fase di sospensione progettuale” che rischia di condannare la città e tutto il Nord Ovest ad un “sonnolente declino”. Il Partito Democratico ha il dovere e la responsabilità, oltre che la storia, le competenze e le relazioni con i soggetti da coinvolgere, di promuovere e di partecipare ad un risveglio progettuale in grado di individuare e perseguire un nuovo obiettivo, “un nuovo traguardo”, per l’appunto un nuovo cielo per Torino, altrimenti sarà condannata a perdere nella competizione tra territori, ad incominciare dalla sfida con Milano.

Il metodo di questa nuova fase da avviare deve essere quello della partecipazione e del massimo coinvolgimento a partire da coloro che nella città rivestono posizioni di responsabilità politiche, economiche, culturali e sociali. Occorre, in sintesi, promuovere una nuova alleanza fra tutti i soggetti decisori o rappresentativi nel e del territorio che si assumano la comune responsabilità del futuro della Città e della Città Metropolitana; e tanto indipendentemente dalle appartenenze o tendenze politiche, ma della quale auspicabilmente il nostro partito sia catalizzatore, ispiratore e protagonista essenziale fra tutti gli altri. Inoltre il processo partecipativo deve vedere protagonisti circoscrizioni e realtà associative radicate nei quartieri e la Cittá Metropolitana affinché si superi la logica devastante della contrapposizione tra centro e periferie, delle “due Torino”, di una Torino “matrigna”, o peggio sconnessa, rispetto agli altri Comuni dell’area.

Ci sarà occasione per definire insieme l’agenda ed i temi da affrontare in questo nuovo percorso: provo solo qui ad elencare alcuni spunti per la discussione a venire.
Conciliare, promuovere, favorire la vocazione industriale e manifatturiera della Città con quella scientifica e tecnologica e con le “nuove vocazioni” che hanno portato Torino ad essere una “città  della conoscenza”, universitaria, della cultura e di forte attrazione turistica, attraverso l’elaborazione di un vero e proprio “piano industriale” della Città, che tenga conto e valorizzi le attuali eccellenze tecnologiche e della ricerca presenti sul territorio.
Ritornare ad affrontare il tema della sicurezza come seppe fare per primo Domenico Carpanini, sapendolo coniugare con serie politiche di integrazione, di presidio e di cura del territorio. Torino mai come oggi è una città che ha un’emergenza di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Definire una nuova e partecipativa governance per il futuro, in grado di superare divisioni di sorta e di dare una risposta istituzionale autorevole e credibile per le nuove sfide da lanciare.
Coniugare la diminuzione delle risorse con la necessità di individuare nuovi modelli di welfare; così sia implementando innovativi strumenti di intervento correlati agli effettivi risultati delle azioni sociali (quali ad esempio i social impact bonds, sui quali la nostra Città già si propone come prima protagonista nazionale, od il social housing) sia ad esempio promuovendo ed accompagnando la partecipazione dei cittadini allo svolgimento di attività di interesse pubblico, eventualmente a fronte di una riduzione del carico fiscale.
Sviluppare nuovi schemi e operatività (“burocrazia zero”) per una macchina amministrativa adeguata alle sfide e capace di riposte più rapide alle istanze delle imprese (ad esempio attivando il c.d. tutor d’impresa in sede di sportello unico) e dei cittadini; al riguardo occorre attivare in via effettiva ed efficace una fase di rilevazione e misurazione (qualitativa e quantitativa) dei procedimenti amministrativi, individuandone criticità ed arresti procedimentali, al fine di rivederne drasticamente le modalità di svolgimento.
La ricreazione è finita. Nel tempo in cui i cittadini devono valutare e misurare chi oggi ha la responsabilità del governo, se non vogliamo rassegnarci a perdere occasioni di futuro, a vedere impantanata ed immobile la nostra città, è tempo che il Partito Democratico si renda protagonista di questo nuovo progetto, di questo nuovo viaggio verso un nuovo cielo per Torino.

*Senatore Partito Democratico, Presidente VI Commissione Finanze e Tesoro

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