Sei qui
La metafora della rotonda

La metafora della rotonda

di Mimmo Carretta*

Quando non è necessario prendere una decisione, è necessario non prendere una decisione.
(Arthur Bloch, Regola di Lord Falkland, La legge di Murphy)

Culture diverse ricorrono a metafore diverse: le metafore relative alle macchine, alla viabilità, al tema del viaggio sono molto comuni, ad esempio, nelle società industrializzate, basti pensare a espressioni tipo “partire in quarta”, “sorpassare”, “cambiare marcia”, “tirare il freno a mano”, “premere sull’acceleratore”. Oppure: “costruire ponti”, “imboccare la strada giusta”, “evitare le scorciatoie”. Espressioni che abbondano, specie nel linguaggio politico odierno.

Del resto, un discorso politico, come qualsiasi altro tipo di discorso, acquista maggiore enfasi proprio grazie alle metafore e ad altre figure retoriche, in quanto espedienti stilistici diretti a potenziare il messaggio e a rendere più efficace la comunicazione.
Quindi non deve stupire se nella città dell’auto per antonomasia, nella citta dei lunghi viali (…e controviali), nasce e prende forma una nuova soluzione espressiva in grado di rendere appieno l’idea dell’azione politica della giunta Appendino: la metafora della rotonda.

La rotatoria o rondò alla francese (copio e incollo da Wikipedia come farebbe un assessore qualsiasi) è un tipo di intersezione a raso (cioè le strade che afferiscono ad essa sono poste sullo stesso piano senza intersecarsi) fra due o più strade. Assolve alla funzione di moderazione e snellimento del traffico. Una rotatoria presuppone innanzitutto un principio fisico e anche mentale, o se preferiamo, di prospettiva: una volta imboccata, per uscirne bisogna scegliere in che direzione andare. È semplice, anche se a volte può succedere, per inesperienza o per la fretta, di sbagliare l’uscita, ma pazienza, almeno uno ci prova.
Senza una scelta di direzione ci si ritrova invece a vagare in tondo all’infinito, in una indecisione al limite del paradossale in cui l’auto continua a girare a vuoto tra lo stupore e l’imbarazzo di chi guarda.

Ecco, dopo aver imboccato più volte la strada sbagliata, la gioiosa macchina da guerra appendiniana (metafora che denota il mio forte senso autoironico) ha cominciato a girare a vuoto, perché il conducente ha scelto di non scegliere, affidando il proprio destino e l’altrui alla massima impressa sulla calamita attaccata al cruscotto. Dice cosi: “l’uomo che fa molto sbaglia molto; l’uomo che fa poco sbaglia poco; l’uomo che non fa niente, non sbaglia mai”.

In questa rotatoria senza uscite ci hanno infilati le ultime “non scelte” di Appendino: linea 2 della metropolitana, Smat, regolamento campi nomadi, assenza pianificazione di azioni per il turismo, regolamento movida, Cavallerizza. Tutti a correre in tondo: assessori, consiglieri, sindaca. Tutti senza mai imboccare una strada, senza offrire una soluzione, senza scegliere. È il limbo decisionale inizia a pesare sulle spalle della città.

Una Torino che comincia a essere stanca di aspettare soluzioni che non arrivano. Anche perché se le soluzioni sono dietro l’angolo sarà dura incontrarle costretti come siamo, da mesi, in una estenuante rotatoria.

*consigliere comunale e responsabile Enti Locali del Partito Democratico

carretta

Share on Facebook383Tweet about this on TwitterShare on Google+0Print this pageEmail this to someoneShare on LinkedIn1

Related posts