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“Paradise Papers”, nella lista segreta otto piemontesi. Ecco i nomi

“Paradise Papers”, nella lista segreta otto piemontesi. Ecco i nomi

di Andrea Doi

Enrico Marenco di Santarosa, ex manager della Banca Reale Mutua, Giampiero Rossi, produttore di macchine da caffè, Giancarlo Devasini, imprenditore informatico, Giancarlo Passaleva, presidente Unione Geotermici d’Italia, Lorenzo Rossi de Montelera, imprenditore (ex Martini & Rossi) e Niccolò Caissotti di Chiusano, console onorario di Montecarlo alle Bahamas, Marco Drago manager novarese della DeAgostini e Claudio Piero Nosenzo, imprenditore dell’elettronica astigiano. Sono i nomi dei primi piemontesi che, secondo L’Espresso, sarebbero registrati nel database dello studio Appleby e Asiaciti, società specializzate per trasportare capitali in giurisdizioni fiscali diverse dal Paese di provenienza. Stiamo parlando dell’inchiesta “Paradise Papers”, che riguarda azionisti di società offshore alle Bermuda e in altri paradisi fiscali.

Lo studio Appleby è al centro di una gigantesca fuga di notizie: circa 13,4 milioni di file segreti ottenuti dal consorzio giornalistico Iciy, che ha portato alla luce la lista segreta di cui farebbero parte anche gli otto nomi riportati da L’Espresso. Dunque, come avvenne per “Panama Papers”, in cui più di cinquanta piemontesi avevano collegamenti con lo studio “Mossack & Fonseca” a Panama, e che vide anche sul nostro territorio gli inquirenti impegnati nelle indagini, per “Paradise Papers” potrebbe accadere la stessa cosa.

Una notizia commentata da Marco Grimaldi, consigliere regionale di Sinistra Italiana: «Non è certo una novità – dice il Segretario di SI – oltre la metà di tutti gli attivi bancari e un terzo dell’investimento diretto estero, effettuati dalle imprese multinazionali, vengono dirottati offshore. Proprio per questo, per noi il problema ora è un altro: i rapporti IRES sull’Irap mostrano un’evidente erosione dell’imponibile domestico relativo alla tassazione d’impresa, dipendente dalla localizzazione degli asset produttivi, ossia dal fenomeno del “profit shifting”. Qualcuno se ne vuole occupare?»

«La settimana scorsa abbiamo presentato un accesso agli atti per conoscere la situazione fiscale di tutti i piemontesi coinvolti nei Panama Papers. Oggi abbiamo chiesto di integrare la richiesta con l’aggiunta dei nomi che compaiono nei Paradise Papers», continua Grimaldi.
«I Presidenti di Regione e il Parlamento però, invece che disquisire di autonomia fiscale e statuti speciali, pensino ad aprire una grande inchiesta sull’elusione e l’evasione attraverso una Commissione di indagine, e inizino a immaginare il cambiamento del nostro sistema di tassazione a partire dall’IRAP. Ci dicono che il problema è il costo della sanità pubblica, o la pensione a 67 anni, o la presenza di rifugiati e migranti, mentre c’è chi indisturbato porta i miliardi all’estero. I generatori di crisi beneficiano molto spesso di accordi, leggi o vuoti normativi, protezioni, per questo la politica non può delegare alla sola magistratura il compito di puntare il dito su di loro e sulle loro pratiche elusive», conclude Marco Grimaldi.

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