di Andrea Doi.

Alla fine i Revisori dei Conti hanno mantenuto la posizione espressa ieri: la mancata restituzione della caparra Ream dopo la stipula del contratto definitivo di alienazione dell’area Ex-Westinghouse è debito fuori bilancio. Inoltre, irrigidendo la propria posizione e in parte modificando l’esito dell’audit voluto da Appendino stessa, reputano debito fuori bilancio pure i 34 milioni non versati a infrato negli anni 2014-2015- e 2016.

Ream. Nel dettaglio, su Ream i revisori affermano che quando sono stati contrattualizzati e accertati i 19 milioni di entrata da Appendino il 28/12/2016, contestualmenbte occoreva restituire la caparra, in ottemperanza al contratto originario.

Infrato. Per infrato, le difficoltà a reperire risorse sufficienti hanno messo il Comune nell’impossibnbilità di versare alla società le somme per il contributo alla metropolitana. Queste difficoltà palesatesi nel 2014 sono proseguite fino ad oggi. Nel dettaglio:

2014: stanziati da Fassino 21 milioni e corrisposti 18;

2015: stanziati da Fassino 24 milioni e corrisposti 8;

2016: stanziati da Fassino 19 milioni e corrisposti da Appendino 6;

2017: stanziati da appendino 18,5 ma finanziati con entrate (canoni ipab Carlo Alberto) non utilizzabili a tal fine come detto dai revisori.

Appendino, che su questo tema ha iniziato la legislatura all’attacco ora deve riconoscersi parte – e grossa – del problema per aver finanziato in parte Infrato nel 2016 e per aver finanziato la medesima posta nel 2017 con entrate non utilizzabili. Insomma, mancano all’appello 18 milioni ascrivibili alla Giunta Fassino e 21 milioni (16 di infraTo + 5 di Ream) di euro ascrivibili alla Giunta Appendino.

Per mettere una pezza sul suo bilancio la Sindaca prepara un emendamento che impegna ad avviare (dopo l’approvazione del bilancio) la procedura di riconoscimento dei debiti stessi. Resta un mistero come pensi di confermare l’equilibrio del bilancio preventivo senza aver prima coperto almeno con un fondo il rischio derivante da questi debiti. Una manovra debole e azzardata.

Un altro tema scottante oggetto del secondo parere dei Revisori dei Conti e ripreso in aula sia dal consigliere Morano che dal consigliere Lo Russo è quello relativo all’iscrizione in entrata di 5 milioni da Unicredit Spa (la banca), senza esserci alcuna pezza giustificativa a sostegno. Il timore fondato è che nessuno abbia autorizzato questa previsione e che nemmeno gli azionisti di Unicredit ne siano informati. Una ulteriore posta di dubbia esigibilità che si aggiunge agli oneri di urbanizzazione, alle multe e ai contributi da enti terzi (tutti rigorosamente una tantum).