Luca Pasquaretta ha consegnato le sue dimissioni alla sindaca di Torino Chiara Appendino.

Come aveva anticipato alcuni giorni fa Nuova Società il portavoce e capoufficio stampa della prima cittadina ha deciso di risolvere il contratto, ma percepirà lo stipendio fino al primo di settembre.

Una decisione che arriva dopo settimane dall’iscrizione al registro degli indagati per la vicenda legata ad una sua consulenza al Salone del Libro 2017. Quei cinque mila euro, poi restituiti da Pasquaretta, che hanno portato all’apertura dell’inchiesta per il reato di peculato.

Non è il suo unico guaio giudiziario: infatti il portavoce di Appendino ha sulle spalle anche una richiesta di rinvio a giudizio legato alla proiezione della finale di Champions League Juventus-Real Madrid, la sera della tragedia di Piazza San Carlo.

Ma per il giornalista i problemi non si sono fermati a quelli che arrivavano dalla Procura torinese. Infatti il fedele portavoce di Appendino, custode di tanti segreti, era ormai mal sopportato da alcuni assessori e dai consiglieri di maggioranza, che varie volte avevano chiesto la sua testa, ma si erano sentiti rispondere che Pasquaretta non si toccava.

Da una parte c’era la sindaca che difendeva il suo consigliori, vista anche l’amicizia nata in questi anni (Pasquaretta è molto amico del marito di Appendino, Marco Lavatelli) talmente forte da essere considerato uno di famiglia; dall’altra il gruppo consiliare M5s che non ha mai visto il portavoce come uno di loro. Anzi. Per i grillini della Sala Rossa era piuttosto uno che allontanava il gruppo dalla “Chiara” che conoscevano dai tempi dei banchetti.

Il soprannome “pitbull” (per noi Ringhietto) sarebbe stato coniato dalla sindaca, scherzosamente, per i suoi modi di fare, ma soprattutto perché lui effettivamente la “proteggeva”. Probabilmente più dai suoi che dal resto del mondo.

Neppure con i giornalisti Pasquaretta andava d’accordo: in molti si sono lamentati o hanno avuto da discutere con il portavoce. Colleghi che venivamo strapazzati per bene come mai era accaduto con i portavoce dei sindaci precedenti.

E anche con l’ex capo di gabinetto Paolo Giordana non sono certo state rose e fiori. Tra i due si è passati in tempi brevissimi dall’amore ad una forte antipatia reciproca.

Con Appendino ci sono stati anche momenti di forte tensione: a marzo Pasquaretta ha rischiato di tornare a casa. Poi la crisi è rientrata, ma ha lasciato il segno. I rapporti si erano inclinati. Di questo Pasquaretta ha sempre dato la colpa ai consiglieri e a certi assessori.

Dove finirà adesso Pasquaretta?

Sicuramente non tornerà a collaborare per i giornali sportivi come faceva prima della chiamata. Non seguirà la sua amata Juventus. E forse tramonta anche la possibilità di vederlo nello staff di qualche parlamentare grillino a Roma (mesi fa si era fatto il nome di Laura Castelli). Invece si dovrebbero aprire per lui le porte della Casaleggio Associati, la società di comunicazioni fondata da Gianroberto Casaleggio e oggi di proprietà del figlio Davide.

Con la Casaleggio infatti i rapporti sarebbero più che buoni, coltivati in questi mesi dallo stesso Pasquaretta che, anche a cadenza settimanale, ha  fatto visita agli uffici di via Morone 6 a Milano.

Finita l’Era Pasquaretta si pensa all’immediato futuro dove gli incarichi che ricopriva Pasquaretta verranno separati: capoufficio stampa Mauro Gentile, mentre per il ruolo di portavoce circolano da alcune settimane dei nomi sia di uomini che di donne. L’opzione rosa piace molto alla sindaca.

Ma qualche nome sarebbe finito in lista messo proprio dallo stesso Pasquaretta mentre meditava l’addio. Come si dice in questi casi: per “bruciarlo”.

Perché la nomea del complottista, come era stato per Paolo Giordana, ha accompagnato il giornalista lucano fin dagli inizi, quando qualcuno si chiedeva – con un pizzico di cattiveria – nei corridoi di Palazzo come aveva fatto l’ex addetto stampa di “Torino Erotica” e direttore di una rivista legata al mondo dell’erotismo, a diventare il portavoce del sindaco di Torino.

Tante le storie su di lui, più leggende che realtà. Un alone di mistero che però a contribuito a rendere potente Pasquaretta.

C’è chi è pronto a giurare che è un collezionista di screenshot di messaggi, raccolti “perché non si sa mai” e che lui, che non ha mai nascosto di voler diventare un giorno direttore alla RAI, amasse dire “tutti hanno dei scheletri nell’armadio”.

Per Pasquaretta è stato rispolverato il termine “metodo Moggi” da mettere a fianco al suo nome. Insomma anche con lui i maligni si sono scatenati. A volte accaniti.

Ora che le sue dimissioni sono sul tavolo della sindaca ritorna in mente la foto dopo la vittoria di Chiara Appendino, scattata a giugno 2016. Lei sindaca del cambiamento tra Pasquaretta e un Giordana baciato da un riflesso di uno specchio.

Dopo due anni al suo fianco non c’è più nessuno dei due. Schiacciati da avvisi di garanzia, rinvii a giudizio, ma soprattutto guerre interne.