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Smat e Università di Torino firmano parternship per la ricerca

Smat e Università di Torino firmano parternship per la ricerca

di Giulia Zanotti

Non poteva essere che acqua di Smat quella usata per il brindisi alla firma dell’accordo tra Università di Torino e Smat per una partnership pluriennale per ricerca, innovazione e sviluppo tecnologico.
Una collaborazione molto importante, come ha sottolineato il rettore a Gian Maria Ajani, «perché consentirà non solo di promuovere programmi di formazione per gli studenti dell’Ateneo ma anche di migliorare i servizi per i cittadini oltre a promuovere la cultura scientifico-tecnologica e imprenditoriale torinese».
Infatti, l’interazione scientifica tra i due Enti si concentrerà sui settori legati al servizio idrico integrato. «La finalità delle nostre ricerche è quella di migliorare un servizio molto complesso e dai costi significativi» ha precisato l’ingegnere Paolo Romano, amministratore delegato di Smat.
L’accordo siglato oggi permetterà un utilizzo congiunto di apparecchiature e di infrastrutture e lavorare fianco a fianco in diversi ambiti, dalle acque potabili a quelle reflue, fino a questioni idrologiche e climatiche.

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«La partnership avviata oggi si inserisce nel quadro delle iniziative già programmate dall’Università su tematiche ambientali. Poichè l’Ateneo monitora dal 2014 la proprie prestazioni su energia, acqua e rifiuti pubblicando ogni anno un Rapporto di sostenibilità», ha proseguito il rettore Gian Maria Ajani.
Fulcro delle attività sarà il Centro Ricerche Smat, dove ogni anno vengono avviati più di 30 progetti. «Ci sarà molto da lavorare» annuncia orgogliosa la direttrice del Centro, Lorenza Meucci. Che in questa partnership sarà a stretto contatto con il vicerettore alla ricerca Sergio Aime e con la professoressa Maria Contetta Bruzzoniti, del dipartimento di Chimica, con il quali è stato firmato un contratto di ricerca per realizzare un’acqua potabile priva di acidi aloacetici, sostanze non ancora normate ma sulla cui presenza e quantità l’Unione Europea sta prestando molta attenzione. Un altro progetto che prenderà avvio sarà invece quello per la realizzazione di acqua purissima lavorando su dei polimeri in grado di riorganizzare le molecole di H2O espellendo quelle di altre sostanze.
Il Centro di Ricerche Smat è anche dove si è studiata la realizzazione dell’acqua impiegata nelle missioni spaziali, di cui l’ingegner Romano ha regalato due boccette da collezione al rettore Ajani: «Una degli astronauti americani, una di quelli russi, perchè agenzie spaziali dei due Paesi hanno parametri diversi».

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