Per il suo quarantesimo lungometraggio Pupi Avati sceglie di raccontare una storia di oggi, tra gli arrivisti e i sognatori ingenui: i primi vivono in una sontuosa e irreale villa rinascimentale vicino a Roma, i secondi abitano la sua Bologna, tra vecchie piazze, freddi multiplex e il Dams.
La storia morale e non moralista di Luciano Baietti, spregiudicato imprenditore in procinto di convolare a seconde nozze con una ricca romana con intrallazzi politici, che ricontatta l'ingenuo figlio minore della prima moglie, Baldo, studente Dams appassionato di snuff movies per intestargli le sue proprietà fallimentari e salvarsi dall'arresto, diventa quindi specchio di un certo stile di vita, che Avati non rende grottesco ma mette in scena con tutte le pecche e i difetti, non ultimo quello di portare via l'anima di una persona. Emblematica la sequenza allucinante di arrivisti che fotografano e filmano l'arresto del loro amico perché tutto ormai è spettacolo.
Ma forse per Baietti ci sarà una seconda possibilità, proprio grazie a quel figlio goffo e sovrappeso, contento di rivedere il papà al quale è rimasto attaccato, come sua madre del resto, una sognatrice dedita alla musica folk insieme all'amica americana. Del resto a Baldo, bamboccione sognatore, il regista affida la sua speranza per un futuro migliore.
Christian De Sica caratterizza in maniera soddisfacente un personaggio però in definitiva simile a quelli interpretati in film di minore qualità cinematografica; commovente la sognatrice Laura Morante, perfetto l'ambiguo commercialista Luca Zingaretti, ottimo l'esordiente Nicola Nocella, tenero ragazzo di oggi che non vuole rinunciare ai suoi sogni strampalati di realizzare film gore e di amare, malgrado tutto, quel padre così cinico.




Il figlio più piccolo di Pupi Avati





Commenti