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Dal Duomo di Colonia visto da Schumann alla Grecia di Ravel

di Mara Martellotta

"La visione del grandioso Duomo superò le nostre aspettative anche quando lo visitammo da vicino". Con queste parole Clara Schumann descrisse nel suo diario la straordinaria architettura del Duomo di Colonia, visitato nel 1850 con il marito Robert, che vi tornò pochi mesi dopo, per assistere alla cerimonia di elevazione a cardinale dell'Arcivescovo von Geissel.

Suggestioni che diventarono parte del quarto movimento della sua Terza Sinfonia op. 97, detta "Renana", che apre il concerto dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di questa sera, alle 21, già proposto ieri sera alle 20.30 e diretto da Markus Stenz. Sul podio un musicista che attualmente della città di Colonia è il Direttore musicale generale: Markus Stenz, allievo di Bernstein e Ozawa, recentemente nominato Primo direttore ospite della Hallé Orchestra di Manchester. La terza sinfonia, detta "Renana" fu scritta in un periodo di grande serenità d'animo negli anni in cui il musicista visse a Dusseldorf, sulle rive del Reno. Si tratta di una composizione organizzata su cinque movimenti, in luogo dei tradizionali quattro, che ci riporta ai miti della vecchia Germania, alle leggende legate al grande fiume e alla vita popolare. È caratterizzata da un primo movimento dal ritmo sincopato che ricorda temi di vita operosa e gioiosa, da un secondo movimento, in cui è esposto un tema quasi di "ländler", una danza popolare, di grande freschezza un po' naif che richiama alla mente il placido scorrere delle acque del fiume, il tema è subito esposto dalle viole e dai violoncelli ed è poi ripreso più volte durante tutto il movimento. Il terzo (Andante) ed il quarto movimento (Maestoso) ci riportano alla solennità delle grandi cattedrali che ornano le città poste sulle rive del Reno (il quarto movimento in particolare pare contenga un richiamo alla cattedrale di Colonia) mentre l'ultimo movimento (Finale–vivace) ci riporta all'atmosfera di lieta vivacità del primo inscenando quasi una festa danzante sulle rive del fiume durante la quale tornano gli echi dei precedenti temi che emergono dalla memoria come lampi nell'euforia della festa.

Il concerto, programmato all'Auditorium Rai "Arturo Toscanini" di Torino, trasmesso in collegamento diretto su Radio3, proseguirà con "Vorspiel zu einem Drama" di Franz Schreker (1878-1934), una pagina sinfonica tratta dall'opera "Die Gezeichneten" (I segnati), perfetta sintesi di espressionismo, estetismo e decadentismo.

In chiusura i frammenti sinfonici dal balletto "Daphnis et Chloé" di Maurice Ravel (1875-1937), più fedeli alla meravigliosa Grecia sognata dal compositore, o a quella immaginata dagli artisti francesi del Settecento, che a quella autentica.

Fokine adattò, come soggetto, La avventure pastorali di Dafni e Cloe, il romanzo greco di Longo Sofista (II-III secolo), incentrato sull'amore bucolico e sensuale che sboccia tra il capraio Dafni e la pecoraia Cloe. I due ragazzi sono praticamente cresciuti assieme, allevati l'uno da Lamone e l'altra da Driante, due pastori che li avevano ritrovati entrambi neonati, abbandonati, a distanza di due anni, nella stessa boscaglia.
Dopo diversi intrecci avventurosi, che vedono Cloe rapita dai pirati e il disvelamento della vera identità dei genitori, l'opera si conclude con il matrimonio dei due amanti. Nel balletto viene mantenuta l'atmosfera pastorale e vivace del romanzo, in contraddizione con il progetto iniziale che prevedeva una impaginazione musicale "antichizzante", che avrebbe tuttavia contrastato con la coreografia. L'impianto musicale di Ravel prevedeva una orchestra completa e un coro senza parole che venne tuttavia escluso da Daghilev nell'edizione londinese del 1914 scatenando le ire del compositore che scrisse una lettera di protesta pubblicata sul quotidiano "The Times" che seguì la vicenda nelle edizioni del 9,10 e 11 giugno di quell'anno. Con quasi un'ora di durata, la musica per "Daphnis et Chloé" è la composizione più lunga tra quelle di Ravel; monumentale e ricca di suggestioni melodiche, è considerata come uno dei suoi lavori più riusciti e di maggior successo. Il compositore stesso la descrisse in Schizzo autobiografico (1928) come una «symphonie choréographique»: una «sinfonia coreografica».

Ravel ne trasse anche due suite per orchestra, la seconda delle quali divenne molto popolare.

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