di Eugenio Goria
Tra tutti i bilanci che si è soliti fare sul finire dell'anno, non può mancare un resoconto dei dischi che più abbiamo apprezzato e delle cocenti delusioni dei nostri preferiti.
Tra i più grandi successi comerciali del 2011 non si può non citare la cantante Adele, che con la sua Someone like you ha inondato le radio di tutto il mondo a partire dal mese di febbraio, mese in cui il singolo è stato rilasciato nel Regno Unito. Tuttavia, spostandosi leggermente al di fuori del mainstream internazionale, si scoprono molti altri lavori interessanti ma non ancora molto conosciuti: di recente ad esempio è uscito il nuovo album dei Black Keys, El Camino, e sicuramente merita di essere ascoltato con una certa attenzione per il suo sound estremamente coinvolgente. Che dire poi del blues da orfanotrofio si Seasick Steve? Il disco del settantenne americano è stato ritenuto da molti critici uno dei migliori dell'anno.
Gente che va e gente che viene. Il 2011 ha doppiamente salutato l'uscita di scena dei Rem prima con l'album Collapse into now e poi con la raccolta Part lies, part earth, part truth, part garbage, che contiene tra gli altri materiali anche gli ultimi due singoli inediti. Ma questo è stato anche l'anno di un esordio inaspettato come quello del regista David Lynch, che alla sua veneranda età si è messo a realizzare un intero album. Che Lynch fosse da qualche anno impegnato in attività estranee al suo lavoro di regista era cosa risaputa, ma questo album ha spiazzato un po'tutti, ed effettivamente non si può negare che sia di buona fattura.
Tempo anche di grandi e attesi ritorni come quello di Tom Waits con Bad as me, che conserva la grinta e il vigore dei suoi lavori migliori. Bene anche la prova di Ry Cooder con Pull up some dust and sit down, un lavoro estremamente attuale che con il linguaggio del blues e del rythm and blues che più è familiare al suo autore si addentra nel buio territorio della crisi economica. E a proposito di blues, come non citare il duo americano Hot Tuna, formato da Jorma Kaukonen e Jack Casady, anche loro sulla settantina ma ancora in grado di realizzare un disco moderno e ben fatto come Steady as she goes. Per quanto riguarda la world music, è stato amiamente acclamato l'ultimo lavoro degli storici Tinariwen, capaci di portare per il mondo la musica dei tuareg maliani, il cui testimone è stato raccolto quest'anno dai più giovani ma non meno interessanti Tamikrest.
Non mancano però anche le delusioni, e da chi possono venire se non da quegli artisti di cui era più attesa una nuova uscita? I Red hot chili peppers era da un pezzo che non si facevano vedere, ma se il risultato doveva essere I'm with you, forse era il caso di prendere qualche tempo in più. Il disco non ha né la forza né la fantasia dei loro dischi storici, e anche la nuova formazione senza Frusciante non convince del tutto sul palco. Per quanto riguarda i Coldplay, altro grande colosso di questi anni, gli appassionati di indie si dividono tra chi continua ad osannarli e chi è molto deluso dal loro Mylo Xyloto, che comunque alla critica non è piaciuto un granché. Un grande dispiacere deve aver dato a molti anche Lulu, la titanica collaborazione tra Lou Reed e i Metallica, che nonostante gli ottimi presupposti si è rivelata un flop clamoroso, con schitarrate gratuite e senza una direzione e pochissimi brani incisivi, tenuti in piedi perlopiù dall'affetto del pubblico per un grande come Lou Reed.
Il panorama italiano non è stato da meno in quanto a delusioni: tutti quanti ricorderanno la pessima prova di Vasco Rossi e del suo improbabile manifesto futurista, seguita a ruota dalle sue deliranti dichiarazioni rilasciate su internet, ma che non riguardano il mondo della musica. Non da meno è stato Ligabue che non esce con un album, bensì con un autocelebrativo e costoso dvd dal vivo in 3d che ha soltanto il pregio di essere il primo, si spera non di una lunga serie. Ma c'è ampio spazio anche per lavori interessanti: gli amanti del rap saranno contenti di sentire gli ottimi commenti che il nostrano Marracash ha ricevuto per King del rap.
È ancora un grande della musica italiana come Gianmaria Testa a chiudere questa breve rassegna. Il suo Vitamia è ottimo sotto tutti i punti di vista e sicuramente si può dire sia tra i migliori dischi di quest'anno. Quale sia il più bello in assoluto non è dato saperlo: troppi nomi e troppi generi meriterebbero più di qualche riga per essere presentati. Ascoltare per giudicare.