di Roberto D’Ingiullo
La sentenza del giudice sportivo è una condanna, ma non definitiva. Le tre giornate comminate ad Ibrahimovic impedirebbero al giocatore più dominante degli ultimi dieci anni di serie A di prendere parte alla gara più importante del campionato: lo scontro diretto con la Juve in programma a San Siro il 25 Febbraio. La manata ad Aronica è evidente e lo stesso giocatore ha ammesso davanti ai microfoni di Striscia la Notizia le proprie colpe con un eloquente: «Ho fatto una cavolata». Ma i legali del Milan stanno già lavorando per ottenere una riduzione e sono fiduciosi sul successo del ricorso. La chiave sta nelle sfumature delle parole: il giudice sportivo ha deciso basandosi sull’espressione impiegata dall’arbitro Rizzoli nel referto. Per il direttore di gara si è trattato di “condotta violenta”, i dirigenti rossoneri sperano di alleggerire la posizione di Ibra etichettando l’episodio come “condotta antisportiva”: una tesi che sarebbe comprovata dalla mancanza di conseguenze per il giocatore del Napoli.
E come era facile supporre, si è subito scatenato il dibattito tra chi chiede il pugno di ferro ricordando come non sia la prima volta che lo svedese scivoli in simili errori e chi invece lamenta l’assoluta immunità concessa ad Aronica, timbrandolo come il vero provocatore della vicenda. La Juventus, che sarebbe quanto meno collateralmente interessata alla decisione del giudice sportivo, preferisce non entrare nell’argomento per non alimentare polemiche in una vigilia che rischia di diventare incandescente. Ma sarà decisivo anche il segnale che si vorrà lanciare perché evidentemente il caso di Ibra creerà un precedente: dall’altra parte della Manica si è denotata la volontà di punire ogni comportamento diseducativo con il massimo rigore (chiedere a Suarez e Terry quanto siano state inflessibili le sanzioni subite per le accuse di razzismo). Nel nostro campionato, invece manca un chiaro orientamento: inevitabile che ogni sentenza possa essere impugnata, contestata, ribaltata. E pensare che più di sei anni fa, la vigilia dell’ultimo Milan-Juve decisivo per il campionato venne intossicata dalle polemiche per la squalifica da prova televisiva rifilata ad Ibra, a quei tempi alfiere dell’attacco bianconeri. Perseverare è diabolico: intanto, il primo round della sfida tra le due contendenti al titolo si combatte tra ricorsi, carte bollate e operazioni diplomatiche.