di Roberto D'Ingiullo
Avevamo detto che per vincere con il Chelsea ci sarebbero volute gambe, testa e cuore. Sulla voglia dei partenopei non c'erano dubbi, sulla migliore condizione degli uomini di Mazzarri rispetto ai blues c'erano pochi dubbi, ciò che ha sorpreso è la maturità con cui il Napoli ha condotto la gara più importante della propria storia. Il 3-1 con cui è stato liquidato il Chelsea è stato costruito soprattutto con una solidità nervosa tanto inossidabile da non essere scalfita neppure dallo svarione di Cannavaro costato lo svantaggio firmato da Mata.
Sotto di un gol in casa contro un avversario più esperto, c'era il rischio che la frenesia offuscasse le idee dei partenopei. Invece il Napoli ha ricominciato a macinare il proprio gioco basato sulle scorribande di Maggio sulla destra, sui guizzi di Lavezzi e sulla classe di Cavani, ormai affermato come top player a livello internazionale. La doppietta del Pocho e l'acuto del Matador hanno siglato la rimonta ma a ben vedere Villas Boas può essere persino soddisfatto di come è andata a finire: il dominio dei padroni di casa meritava probabilmente un risultato ancora più rotondo. Due gol di vantaggio sono un margine importante ma che non mette al riparo da ribaltoni al ritorno soprattutto se davanti al pubblico di Stanford Bridge, il Chelsea saprà ritrovare smalto sfoderando una gara d'orgoglio.
Ciò che si è visto al San Paolo, però, è più di un segnale: Drogba e compagni sono lontani parenti della corazzata capace di rimanere ai vertici continentali per più di un lustro, mentre gli azzurri hanno confermato di saper trovare stimoli eccezionali fin dalla prima nota della musica della Champions League. Anche sul piano tattico, Mazzarri potrà ora impostare una partita di contenimento dove sfruttare il contropiede che ha già dimostrato di saper essere mortifero per la distratta retroguardia londinese: un gol in trasferta spianerebbe la strada per la qualificazione.
Intanto una città intera si gode un Carnevale dal gusto dolcissimo con la convinzione che le notti magiche non siano ancora finite.