di Andrea Doi

Ne avevamo contanti 9, in realtà sono 15 i nuovi iper e supermercati che invaderanno la città. Quattordici di questi sono contenuti all’interno del Piano di Interventi Urbanistici presentato dal vice sindaco Guido Montanari: uno – bonus track – arriverà nell’area ex Giulio Pastore di via Sansovino.

L’amministrazione ha come al solito cercato di scaricare le responsabilità di questa valanga di oneri di urbanizzazione sulla giunta precedente, dimenticando la promessa urlata in campagna elettorale di mettere un freno alla grande distribuzione e all’urbanistica per fare cassa.

Da “consumo zero” al record di oneri: tutte le “inversioni a U” del Vice Sindaco Montanari

È bene ricordare, con un pizzico di tenerezza, le dichiarazioni del vice sindaco e assessore all’Urbanistica. Quel Guido Montanari che:

  • il 16 novembre durante un consiglio di ottava Circoscrizione “puntava i piedi” alla costruzione del supermercato di Nova Coop allo Scalo Vallino in zona Lingotto e non più tardi di 4 mesi ne approva in toto l’operazione (LEGGI L’ARTICOLO);
  • si è sempre detto contrario alla variante 200 per poi siglare l’accordo con la società Dimar Spa e l’Immobiliare Regio Parco Srl per attivare la variante stessa e insediare un grande supermercato su corso Novara (SCARICA LA DELIBERA);
  • il 5 luglio 2016 dichiarava “Ex Westinghouse Esselunga no, congressi forse” e che ora si trova ad aver approvato sia il Centro Congressi che il nuovo Supermercato (LEGGI L’ARTICOLO);
  • consente il raddoppio ad Esselunga cedendo qualche ettaro di superficie commerciale tra corso Bramante e il quartiere popolare di via Arquata, stridente contrapposizione tra le operazioni di riqualificazione di fine anni novanta e quelle a marchio cinquestelle (LEGGI L’ARTICOLO).
  • il 18 gennaio, intervistato da Nuova Società, dichiarava che in tutto l’arco del mandato avrebbe approvato non più di 10 nuovi supermercati e nel solo primo bilancio ne approva ben 14. (LEGGI L’INTERVISTA)

Potremmo continuare con gli esempi, potremmo parlare di Zoom, del Palazzo del Lavoro o della Cavallerizza Reale, ma ci fermiamo per carità di patria e per un sentimento di umana vicinanza a chi è costretto a smentire se stesso ad ogni piè sospinto.

Non possiamo però esimerci dall’immaginare i dialoghi tra la sindaca Appendino (in versione Mario Monti) che ordina trasformazioni in cambio di risorse e il triste abbozzare dell’assessore all’Urbanistica (in versione Fornero) che,  con il “cuore che piange” e mentre sogna una città a consumo zero, si ritrova ad avallare superfici commerciali per una estensione equivalente a 11 volte Piazza San Carlo.

Supermercati in cambio di manutenzioni? No, soprattutto per pagare i contratti di servizio.

Ciò che colpisce è innanzitutto l’abnorme ammontare degli oneri di urbanizzazione messi a bilancio: 42 milioni di euro. Nei cinque anni precedenti, in media, le operazioni volute da Fassino e dagli assessori Curti e Lo Russo hanno portato nelle casse comunali 20 milioni di euro. Colpisce e sconcerta, che il primo bilancio a firma Appendino-Rolando, non solo metta a bilancio una cifra doppia, ma che questa per la maggior parte verrà utilizzata per spesa corrente.

Oneri Urbanizzazione Giunta Appendino

Oneri Urbanizzazione Giunta Appendino

L’altra faccia della medaglia di questa incredibile vicenda è, infatti, l’impiego che viene fatto degli oneri di urbanizzazione. Per giustificare questa follia da speculazione commerciale e immobiliare è stata montata ad arte una campagna di comunicazione finalizzata a far credere che senza oneri di urbanizzazione non ci sarebbero state manutenzioni.

In realtà, l’impiego degli oneri in parte corrente è una pratica estremamente rischiosa, sia perché essi non sono certi, sia perché sono entrate una tantum, che, ancorchè conseguibili, non si possono riprodurre negli esercizi successivi. Nel caso dell’esercizio 2017 la giunta Appendino fa un uso davvero sconsiderato di queste risorse. Con essi non vengono finanziate solo le manutenzioni ordinarie, ma vengono finanziati anche i contratti di servizio, quei contratti pluriennali (il principale è quello che lega la Città al gruppo Iren) che, più che la manutenzione stessa, garantiscono il corretto funzionamento di impianti complessi. Per capirci, questi soldi serviranno a garantire funzionamento dei semafori, degli impianti elettrici e termici di tutti gli edifici pubblici, scuole comprese, e persino dell’illuminazione pubblica. Su 36 milioni di oneri applicati alla spesa corrente, questi cubano per 25 milioni.

Se tali risorse non si conseguissero, se qualcuna delle operazioni abbozzate non dovesse andare in porto, ci troveremmo di fronte ad una situazione preoccupante. Questi contratti, infatti, hanno natura obbligatoria e non finanziarli equivale a creare un debito fuori bilancio. Siamo di fronte, dunque, a una pericolosissima e paradossale scommessa allo scoperto: i torinesi, a causa delle scelte di Appendino, sono nella condizione di sperare che tutte le speculazioni proposte si realizzino se non vogliono che salti tout court la copertura delle manutenzioni tanto sbandierate e – addirittura – di importanti contratti di servizio.

La Corte dei Conti sull’utilizzo degli oneri per coprire spesa corrente.

Come se tutto ciò non bastasse a occorre ricordare che l’uso degli oneri di urbanizzazione in parte corrente era stata abbandonato dal Comune fin dall’esercizio 2013, ancorchè questa pratica fosse – almeno in teoria – consentita dalla legge. Era stata la Corte dei Conti (la stessa che viene utilizzata dai 5stelle per stigmatizzare tutti i comportamenti, salvo che i propri) a raccomandare il non utilizzo di entrate una tantum e gli oneri stessi, con la pronuncia n. 41/2013/SRCPIE/PRSE ; in essa la Corte diceva:

“Si evidenzia come sia stato oggetto di programmazione da parte del Consiglio dell’Ente il proposito di redigere a decorrere dall’esercizio in corso bilanci che producano saldi positivi senza il ricorso a entrate straordinarie (ci si riferiva proprio alla delibera sul non uso degli oneri di urbanizzazione già adottata allora n.d.r.). Al riguardo si sottolinea come sia destinato a divenire cogente, in forza di quanto statuito dalla legge n. 243 del 2012 (art. 9, comma 1, lettera B), pur se con decorrenza dal 2016, l’obbligo di perseguire un equilibrio di bilancio inteso non solo come saldo non negativo, in termini di competenza e di cassa, tra le entrate finali e le spese finali, ma anche quale saldo non negativo, sempre in termini di competenza e di cassa, tra le entrate correnti e le spese correnti, incluse le quote di capitale delle rate di ammortamento dei prestiti. E’ dunque da ritenersi necessario, più che frutto di una scelta discrezionale, che l’Ente attui sin d’ora una gestione finanziaria diretta ad assicurare sia l’equilibrio della gestione di competenza che l’equilibrio della parte corrente del bilancio, come peraltro assunto in sede di delibera consigliare.”

A febbraio 2017 è stata proprio la Appendino a revocare quegli indirizzi di prudenza e tutela degli equilibri, dopo 4 anni di osservanza al dettame della Corte. Alla luce di quanto emerge da questa pronuncia è più facile capire perché da un lato la giunta Fassino non abbia più usato oneri in parte corrente, e dall’altro perché la minoranza in Consiglio Comunale abbia gridato allo scandalo quando, già a partire dal novembre 2016, gli stessi Cinque Stelle sono tornati ad utilizzare gli oneri in questo modo fortemente sconsigliato.

Un atteggiamento ambivalente: furioso col passato e indulgente con il presente

La Giunta a 5 stelle, così maniacalmente concentrata nella ricerca di errori nel recente passato, sembra non vedere le storture della propria azione amministrativa. Le pronunce della Corte dei Conti o i report delle Agenzie di Rating vengono agitati per screditare l’avversario politico più che per scrivere il futuro di una città più solida. La vicenda degli oneri di urbanizzazione che abbiamo descritto ne è dimostrazione lampante, ma non è certo l’unica.

Il continuo ricorso agli alibi, alle colpe di altri – siano essi il Governo, la Regione Piemonte, il Ministero della Giustizia – allontana il consolidarsi di una strategia propria del Movimento sui conti: è tutto sospeso in attesa di soldi che dovrebbero arrivare o di una nuova strategia di riscossione annunciata, che fatica a prendere quota. Nel frattempo soffre il mondo della Cultura, soffrono le fasce più deboli senza le agevolazioni Tari, soffre il mondo delle scuole cattoliche, soffre il CSI, soffre tutta Torino.