Creato nel 1948 dalla fantasia di Gian Luigi Bonelli e dai disegni di Aurelio Galleppini e da allora pubblicato ininterrottamente fino a oggi, Tex Willer compie 70 anni e si conferma di gran lunga la serie più longeva e famosa del fumetto italiano. Numerose le iniziative indette per celebrare questo prestigioso anniversario, e fra queste una è stata ospitata in questi giorni a Torino, al circolo Arci Il Molo di Lilith, invia Cigliano 7. con il patrocinio della stessa Sergio Bonelli Editore, la casa editrice che da sempre pubblica le storie del personaggio. La serata era organizzata in collaborazione con un altro circolo Arci, Babelica (via Pacinotti 29, Torino), che si occupa di promozione culturale a tutto tondo, dal cinema alla letteratura, compresa quella a fumetti.

A parlare di Tex, due dei suoi autori, Pasquale Ruju e Andrea Cavaletto, che hanno raccontato il loro percorso alla Bonelli e qualche aneddoto sul “dietro le quinte” della serie mensile. Dalle loro parole si comprende come nel corso degli anni Tex sia diventato qualcosa di più di un semplice personaggio dei fumetti. In un certo senso, vive quasi di vita propria, o comunque ha una personalità talmente definita che sono gli autori a doversi adattare a lui, e non viceversa. E questo sia per quanto riguarda il segno grafico che per le sceneggiature, che devono muoversi all’interno di paletti ben precisi, sotto la supervisione dell’inflessibile Boselli, il caporedattore che, oltre a scrivere la maggior parte delle storie, guida la squadra di autori che lo affianca nel non facile compito di assicurare la cadenza mensile dell’albo.

Dopo sette decenni di pubblicazioni, ha ricordato Pasquale Ruju, Tex rimane il fumetto più venduto in Italia (e il fumetto western più venduto al mondo), con uno “zoccolo duro” di lettori consolidato e costante, una tradizione che si tramanda addirittura di padre in figlio.

E a proposito di rapporto fra padri e figli, Andrea Cavaletto ha raccontato di aver conosciuto Tex grazie alla collezione del padre, il quale peraltro la custodiva gelosamente sui piani alti della libreria, lontana dalle grinfie del figlio. Peccato che il giovane Andrea, irresistibilmente attratto da quella sorta di sacrario fumettistico, si arrampicasse spesso e in maniera avventurosa sulla libreria, vandalizzando la preziosa collezione paterna, fino al giorno in cui cadendo tiro giù la libreria stessa, facendo scempio dei preziosi albi storici del padre.

Approdato alla Bonelli, Cavaletto entrò inizialmente, come pure Ruju, nello staff di Dylan Dog. Ma gli rimaneva quell’ombra di aver distrutto la collezione texiana paterna. Per questo per lui riuscire a entrare nel novero degli autori di Tex grazie a una storia breve dal titolo “Giustizia”, è stato quasi catartico, un omaggio postumo al padre, nel frattempo scomparso, una sorta di risarcimento morale per il danno commesso nell’infanzia.

È anche attraverso il lavoro di questi nuovi autori che Tex Willer, Ranger del Texas, alias Aquila della Notte, capo degli indiani navajo, continua a cavalcare attraverso le generazioni, le epoche e le mode senza perdere un colpo, granitico e inossidabile, ancora fieramente al galoppo dopo i suoi primi 70 anni.