di Moreno D’Angelo

Roma maggio 1997. Marta Russo, una studentessa romana di 22 anni muore dopo cinque giorni di agonia, colpita da una pallottola mentre cammina nei viali dell’università La Sapienza.

Il caso rimase in primo piano sui media per anni e si chiuse nel 2003 con la condanna in via definitiva per omicidio colposo aggravato dell’assistente universitario di filosofia del diritto Giovanni Scattone,e del suo collega Salvatore Ferrero per favoreggiamento. Una vicenda giudiziaria controversa che non convinse molti, con due condannati che si sono sempre proclamati innocenti per quello che fu definito “il delitto perfetto”.

Ma le cose potrebbero essere andate in modo molto diverso da quanto attestano le carte processuali. Dopo venti anni una misteriosa testimone potrebbe far emergere sconvolgenti novità sul caso. Un nuovo scenario secondo il quale la ragazza fu uccisa per caso mentre sarebbe stato un altro il vero obiettivo.  A parlarne è il fondatore del gruppo fb “giornalismo investigativo” Fabrizio Peronaci che, all’epoca dei fatti, se ne occupò come cronista di nera per il Corriere della Sera: «Andai come tanti colleghi nel vialetto tra scienze statistiche e giurisprudenza, che già conoscevo per via della lunga frequentazione, da studente di scienze politiche. Mi infilai con uno stratagemma in casa di Ferraro e parlai più volte con il padre di Scattone all’Eur. Non mi convinceva, il colpevolismo dilagante nei loro confronti».

Peronaci ricorda il clima “frettoloso e liquidatorio” con cui si regalarono all’opinione pubblica i due presunti colpevoli e precisa: «mi pareva strano che il colpo di pistola fosse partito da un posto lontano come l’aula 6 di giurisprudenza, poi identificata come il luogo del presunto appostamento dei cecchini, quando le prime voci, a caldo, indicavano i bagni al piano terra di statistica».

Ma chi è il testimone che ha tenuto per 20 anni il silenzio su questa tragica vicenda.

Si tratterebbe di una donna che pare conosca dettagli importanti in grado di rimettere in discussione il teorema accusatorio che ha portato alle condanne di Scattone e Ferraro.

Secondo le prime indiscrezioni nel nuovo scenario non era la povera studentessa bionda l’obiettivo dell’omicida ma un altro soggetto: un ragazzo che camminava a pochi metri da lei e che partecipò ai primi soccorsi. Uno studente  che quasi sicuramente ignorava di essere lui il vero obiettivo della pallottola.

Le motivazioni riguarderebbero il padre dell’ignaro studente impegnato in un ruolo che lo portava ad essere inviso al mondo della criminalità. Si tratta di un punto chiave sul quale pare che la testimone possa fornire ulteriori elementi rilevanti per avvalorare questa nuova pista.Ora si attendono nuovi interventi anche alla luce del fatto che una riapertura del caso potrebbe ridare l’onore e giustizia alle persone ritenute colpevoli.

Eloquenti le parole di Fabrizio Peronaci: «quella lontana sensazione da cronista oggi si rafforza. Fu forse messa in atto una strategia finalizzata a trovare un colpevole a tutti i costi? Non fu vera giustizia, quella? L’assassino di Marta il giorno della condanna di Scattone e Ferraro esultò? Staremo a vedere: un omicidio non va in prescrizione. Se interessati a una ulteriore ricerca della verità dei fatti i familiari di Marta potrebbero chiedere nuovi accertamenti, così come i due condannati».

In attesa di imminenti nuovi sviluppi occorre dare atto al fondatore del gruppo fb “giornalismo investigativo” dell’utilità che sta dimostrando questo strumento per il modo con cui ha permesso e consente di affrontare in modo serio diversi casi offrendo spazio non a inutili sfogatoi sociali, comuni sui social network, ma a preziosi contributi.