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Caso Ream. Ecco perchè la linea difensiva di Appendino vacilla

Caso Ream. Ecco perchè la linea difensiva di Appendino vacilla

di Andrea Doi e Carlo Savoldelli

La linea difensiva (pubblicata su Lo Spiffero) di Chiara Appendino, del suo capo di gabinetto Paolo Giordana e dell’assessore al Bilancio Sergio Rolando, dopo gli avvisi di garanzia per falso ideologico in atto pubblico, sembra concentrarsi in particolar modo sull’interpretazione del principio contabile generale della competenza finanziaria potenziata. Più in particolare (i lettori ci scuseranno se utilizziamo un linguaggio tecnico) sul criterio di imputazione agli esercizi finanziari delle obbligazioni giuridicamente perfezionate attive e passive.

Ministero delle Finanze, manualistica di settore, dottrina contabile e Revisori smentiscono l’impostazione della giunta

Per rendere la comprensione di questo concetto meno ostica è sufficiente chiamare in aiuto il sito ufficiale del Ministero delle Finanze. Qui si legge che:  “una nuova configurazione del principio della competenza finanziaria, cd. “potenziata”, secondo la quale le obbligazioni attive e passive giuridicamente perfezionate, sono registrate nelle scritture contabili nel momento in cui l’obbligazione sorge, ma con l’imputazione all’esercizio nel quale esse vengono a scadenza”.

Lo stesso concetto si ritrova anche nella manualistica di settore. Ne “L’armonizzazione dei sistemi contabili”, Elisabetta Civetta scrive che:

  • La nascita dell’obbligazione a seguito della quale l’impegno della spesa è registrata nelle scritture contabili;
  • La scadenza dell’obbligazione o meglio l’esigibilità dell’obbligazione in considerazione della quale la spesa è imputata alle scritture contabili di un determinato esercizio. In particolare la scadenza dell’obbligazione deve essere intesa nel senso del momento in cui il debito diviene esigibile e non occorre fare riferimento al momento dell’effettivo pagamento. (..)
  • L’estinzione dell’obbligazione in ragione del quale la spesa è registrata in termini di cassa.(…)

Inoltre, per chi volesse consultare la dottrina, c’è il principio contabile generale n.16, all’allegato 4/1 del D.Lgs. 118/2011, che recita al quinto comma:

Tutte le obbligazioni giuridicamente perfezionate attive e passive, che danno luogo a entrate e spese per l’ente, devono essere registrate nelle scritture contabili quando l’obbligazione è perfezionata, con imputazione all’esercizio in cui l’obbligazione viene a scadenza. E’ in ogni caso, fatta salva la piena copertura finanziaria degli impegni di spesa giuridicamente assunti a prescindere dall’esercizio finanziario in cui gli stessi sono imputati.”

Con minore autorevolezza, ma difendendo lo stesso concetto, anche i revisori del Comune di Torino, ferocemente attaccati dalla sindaca, sostengono questa tesi. Nel documento che i revisori hanno presentato oggi a commento del piano di rientro predisposto dalla Giunta si legge che: “l’impegno costituisce la fase della spesa con la quale viene registrata nelle scritte contabili la spesa conseguente ad una obbligazione giuridicamente perfezionata e relativa ad un pagamento da effettuare con imputazione all’esercizio finanziario in cui l’obbligazione passiva viene a scadenza“.

Come il principio di competenza finanziaria potenziata è stato applicato e come avrebbe dovuto essere applicato

Ormai è noto: nel  “Caso Ream” i contratti stabilivano che l’obbligazione giuridica alla restituzione della somma nascesse quando l’area Westinghouse fosse aggiudicata ad altro soggetto diverso da Ream (quindi autunno 2016, come sostengono gli inquirenti), mentre il tema della scadenza dell’obbligazione può chiarire a che esercizio imputare o reimputare la somma, ma non modifica il momento dell’insorgenza dell’obbligazione giuridica (la tesi difensiva di Appendino, Rolando e Giordana). In altre parole, se è vero che il Ministero delle Finanze ha sempre sostenuto che “la corretta applicazione di tale principio, consentirà di conoscere i debiti effettivi delle amministrazioni pubbliche e avvicinare la competenza finanziaria a quella economica”, allora le questioni da porsi sono tre:

  • Dov’è l’impegno di spesa? Non sembrerebbe esser stato registrato né nel 2016, né nel 2017.
  • Con quale atto è stata determinata la scadenza al 2018? Come è stata determinata l’esigibilità del debito?
  • Quale traccia sarebbe rimasta a bilancio di tale vicenda se fosse stato possibile saltare a piè pari la fase di registrazione dell’obbligazione?

Del resto, è difficile credere che una riforma che aveva l’obiettivo di rendere più certa e trasparente la contabilità pubblica, consenta alle Amministrazioni di rinviare i debiti e di farlo rinviando anche la copertura economica. La tesi più accreditata è, quindi, che nel momento in cui il Comune ha accertato il corrispettivo di vendita da Amteco Maiora, scattando l’obbligazione giuridica alla restituzione della caparra la dovesse impegnare subito e imputare la somma a scadenza, come da principio contabile. Invece il Comune ha speso tutto il ricavato Westinghouse diversamente, e non ha finanziato la restituzione della caparra, né nel 2016, né nel 2017, né nel 2018.

Una scelta forse dettata dalla necessità di spostare il problema dal piano penale a quello amministrativo

Potrebbe essere che la difesa legale di Appendino, invocando il nuovo principio contabile, stia in realtà tentando soltanto di spostare il problema dal piano penale a quello amministrativo, invocando l’applicazione di regole nuove quale mera giustificazione a posteriori. Una tattica. Ma nel carteggio ormai di dominio pubblico e in tutte le occasioni di confronto sul bilancio in Consiglio Comunale o in Commissione Consiliare non sembra si sia mai fatto riferimento ad un dialogo “tecnico” sulla applicazione della riforma (che peraltro era in vigore già da due anni).

Ciò che è emerso con chiarezza è, invece, il prevalere della necessità di finanziare altre spese diverse da quella Ream, in particolare per le Fondazioni culturali, (il cui finanziamento fu spostato dalla Giunta Appendino in conto capitale, proprio pochi giorni prima con variazione di bilancio).

Il contrappasso di Appendino e Giordana: da grandi accusatori ad accusati per mancanza di umiltà

La Sindaca Appendino non è una ladra, non si è arricchita grazie a questa operazione e, probabilmente, non era consapevole del fatto che le sue scelte l’avrebbero condotta fino all’avviso di garanzia. I fatti del primo anno e mezzo di amministrazione dei conti della Città però ci consegnano una verità scomoda da accettare per il Movimento 5 Stelle: la disperata ricerca di un colpevole, il desiderio urlato di dimostrare le malversazioni altrui, hanno distratto la sindaca e la sua amministrazione dalla gestione quotidiana (in attesa degli incassi derivanti dalle privatizzazioni, tutti i dati tendenziali sono in peggioramento) e dalla corretta applicazione del diritto.

Agli occhi di un osservatore esterno risulta inconcepibile che nessuno tra giunta e staff abbia voluto ascoltare i numerosi richiami che sono arrivati dal direttore finanziario e dal suo dirigente, dai revisori dei conti e dalle stesse opposizioni che nella folle nottata di approvazione del bilancio preventivo 2017 (il 4 maggio) hanno più volte richiesto alla maggioranza un rinvio e un ulteriore momento di riflessione.

Sconcertano, infine, le modalità con le quali i revisori dei conti sono stati messi nelle condizioni di lavorare: chiusi per ore nelle stanze della sindaca e “indotti” – a quanto si legge – a produrre pareri sotto lo sguardo opprimente dei membri dell’esecutivo. È bene ricordare che i revisori dei conti sono un organismo al servizio del Consiglio Comunale: sono di supporto ai consiglieri nelle attività di controllo. E non possono essere per nessuna ragione condizionati nel loro lavoro dal soggetto che devono controllare.

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