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Le prospettive del Comune secondo Fitch da stabili a negative

Le prospettive del Comune secondo Fitch da stabili a negative

Le prospettive del Comune secondo Fitch da stabili a negative. Appendino ha già aumentato il debito nel 2016 e sta continuando a farlo nel 2017. 

di Andrea Doi e Carlo Savoldelli

Pochi giorni fa è stato rilasciato il nuovo – e forse ultimo – rating del Comune di Torino. Fitch ha confermato la tripla B (BBB), ma ha declassato l’outlook. L’outlook indica le prospettive future di un rating. Quando è «negativo» significa che il rating è debole: se i fattori di debolezza dovessero persistere o aggravarsi il rating potrebbe venire declassato. L’outlook guarda a un lasso di tempo lungo, solitamente due anni. Si riferisce cioè alla prospettiva futura.

Naturalmente l’amministrazione comunale nella persona della sindaca Chiara Appendino ha subito rilasciato dichiarazioni “riparatorie” tese a convincere i torinesi che anche questo declassamento fosse colpa dei suoi predecessori. Il mantra del “la colpa è altrui” le è valso un mare di critiche, con in cima due sindaci come Castellani e Chiamparino, l’uno a darle “dell’amministratore di condominio”, e l’altro a bacchettarla come “atteggiamenti da asilo”.

Ma veniamo ai dati ufficiali di Fitch:

tabella1

Più di tante parole, parlano i report ufficiali: anche nei primi giudizi espressi sull’Amministrazione Appendino l’Outlook restava stabile, ma dopo tre report (18 mesi) le prospettive vengono abbassate a negative. Perché? Quale è stato l’elemento decisivo? La risposta è ben diversa da quanto sostenuto da Appendino: Fitch confronta sempre dati omogenei tra un periodo e l’altro. E la risposta non lascia spazio a equivoci. Non è certo colpa dello sbloccacrediti: esso risale agli al 2013/2014 e già allora Fitch lo considerava e osservava:

“According to Fitch’s adjusted figures, debt includes around EUR500m of state-subsidised borrowing in 2013-2015 from Cassa Depositi and Prestiti (BBB+/Stable) to pay down commercial liabilities”. (dal report 2015)

Leggiamo quindi le vere motivazioni riportate nel comunicato ufficiale odierno.

“Fitch Ratings, Londra, 5 ottobre 2017: Fitch Ratings ha modificato l’outlook della Città italiana di Torino da “stabile” a “negativo”. I rating dell’emittente sulle obbligazioni in valuta estera e locale a lungo termine sono stati confermati a “BBB” e il rating dell’emittente sulle obbligazioni in valuta estera a breve termine a “F3”. I rating emittente sul bond senior non garantito di Torino sono anche stati confermati a “BBB”.

La modifica dell’outlook riflette le incertezze sulla ristrutturazione delle attività e del profilo di spesa della città in risposta a tassi di riscossione di imposte ed oneri che restano stagnanti e deboli, il che può condurre a un più alto debito.

Stock di debito in aumento: lo stock di debito di Torino è salito a Euro 3,55 miliardi a fine 2016, corrispondente al 288% delle entrate operative, da Euro 3,48 miliardi a fine 2015, come conseguenza di nuovi mutui per Euro 45 milioni, oltre a linee di credito non ancora rimborsate a fine anno e rinnovate, per un importo di Euro 151 milioni. Lo stock di debito finale include anche i prestiti complessivi per Euro 489 milioni sovvenzionati dallo stato concessi da Cassa Depositi e Prestiti (CDP: BBB/Stabile) nel periodo 2013-2015 per il rimborso di debiti commerciali.”

In altre parole Fitch ha sempre considerato lo sbloccacrediti nella valutazione di affibilità, sin dal 2014, ma non aveva previsto che l’Amministrazione Appendino firmasse a fine 2016 nuovi mutui e che chiudesse l’anno con la peggiore anticipazione di tesoreria della storia (leggi qui): infatti i 45 milioni di nuovo debito sono mutui firmati dall’Assessore Rolando a dicembre 2016, e gli ulteriori 151 milioni di peggioramento del debito sono la differenza tra:

tabella2

Fitch peraltro ha sempre confermato che il debito per investimenti è sceso, ora a 2,8 miliardi (con buona pace del Consigliere pentastellato Fornari).

Insomma, la lettura dei numeri è qualcosa di complicato, ma la cosa peggiore è usarli per sostenere una tesi preconcetta. E la Appendino comincia ad abusarne. Come spiegato nei nostri approfondimenti (leggi qui) la trasparenza in salsa grillina è ad uso e consumo della propaganda. Ma in questi giorni il Re è nudo. Senza idee, nella stagnazione della visione della decrescita infelice, Torino rischia di spegnere anche le poche speranze riposte nel suo dinamismo e ottimismo, pur sabaudo.

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