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Dentro la riorganizzazione del Comune: chi sale e chi scende. E perché

Dentro la riorganizzazione del Comune: chi sale e chi scende. E perché

di Andrea Doi

Sono passati alcuni giorni dall’annuncio del completamento avvenuto della riorganizzazione del Comune di Torino. Un lasso di tempo breve ma che comunque permette di fare delle osservazioni sul balletto di poltrone che si porta dietro una scia di polemiche da non sottovalutare. Uno sguardo superficiale al nuovo organigramma adottato dalla sindaca Appendino porta a trarre una prima impressione: l’albero dell’organizzazione si sta seccando e non è un’impressione solo visiva. Vediamo il perché. Innanzitutto la Riorganizzazione, a detta della propaganda di Palazzo Civico, aveva due finalità: la rotazione degli incarichi più esposti a rischio (secondo le norme sull’anticorruzione) e la corrispondenza “un assessore-una direzione” in comitato di vertice Codir. Come vedremo né l’una né l’altra cosa sono state conseguite. Ci eravamo già occupati della cosa settimane fa quando si annunciava una “procedura pubblica e trasparente”: una call interna con queste caratteristiche. In realtà, i dirigenti sono stati pressoché obbligati a scrivere nella loro domanda almeno tre destinazioni. Dopo averlo fatto la sindaca li ha convocati per pochi minuti ciascuno e poi – voilà – è uscito il nuovo modello, con i nuovi incarichi.

Poca trasparenza nelle procedure.

Abbiamo cercato sul sito del Comune se erano state pubblicate le schede della procedura compilate, le date dei colloqui e se era stato indicato in quali casi (perché è successo) l’assegnazione del dirigente non è stato compreso tra le tre opzioni indicate nella domanda individuale, con relative motivazioni. Nulla. Poca trasparenza. Come da noi anticipato in realtà ha deciso tutto la Sindaca col suo entourage, costantemente affiancata a quanto pare dal segretario comunale Mauro Penasso, tra i primi a incontrare inaspettatamente i favori della prima cittadina.

Perché 44 caselle ad interim o scavalco?

Nelle direzioni, cioè sotto il primo livello, si contano la bellezza di 44 settori su 132 che non hanno un dirigente. O meglio: hanno un dirigente cui è assegnato un altro incarico e che ricoprono “ad interim” o “a scavalco” un altro settore. Cosa strana, soprattutto se si considera il fatto che il Comune ha abbandonato, con l’arrivo di Appendino, l’intenzione di bandire un concorso pubblico per dirigenti.

Perché, dunque, restano 44 caselle vuote? Le voci a palazzo si rincorrono e prende piede una duplice interpretazione: Appendino assumerà dirigenti a contratto ex art. 110, i famosi “Bassanini”  (una procedura in tal senso è già in corso), e/o darà corso a consistenti mobilità attingendo a graduatorie da altri enti. In tal senso andava la delibera assunta a fine 2016 proprio a firma della sindaca e dell’assessore al personale Sergio Rolando, suscitando non poche perplessità.

Infatti, è noto che il Politecnico di Torino, per citare un ente pubblico a caso, ha aperta una graduatoria di soggetti  idonei alla dirigenza, in  un concorso bandito per un posto, che tuttora ha ancora dieci idonei che potrebbero essere chiamati da altri enti in mobilità a ricoprire incarichi dirigenziali. La lettura di questa graduatoria ci consegna una curiosità: l’ultimo idoneo è Paolo Giordana, capo di Gabinetto della sindaca Appendino.

Rotazione sì, ma non ovunque.

Un elemento tirato in ballo a motivare alcune scelte spostamento dei dirigenti è stata la cosiddetta normativa anticorruzione. Essa prevede certamente la rotazione come strumento attuativo, ma non sono mancate discussioni, anche commentate in dottrina, sul fatto che la rotazione possa anche diventare strumento “politico”.

Ora, nel caso del Comune, alcune situazioni lasciano perplessi: tra i tanti, si tratta della permanenza ormai da lustri della dottoressa Lo Cascio alla direzione assistenza e della sua dirigente Merana, del dottor Pastrone, da sempre alle liquidazioni e pagamenti del Comune. Sono alcuni esempi, degni di nota perché sono soggetti seduti su settori o direzioni il cui tasso di “rischio” nel catalogo previsto dall’ente è molto alto . Eppur non si muovono, nonostante siano quasi da sempre su quelle sedie. Il caso della dottoressa Lo Cascio, nel comunicato stampa ufficiale viene risolto così: “Monica Lo Cascio continua a guidare i servizi di Welfare, assume la direzione del progetto speciale Campi nomadi e, nel momento in cui il direttore Aldo Garbarini lascerà per raggiunti limiti di età, anche la direzione dei Servizi Educativi”. Quindi non solo non ruota, ma tra due anni avrà anche i servizi educativi.

Altre figure, invece, vengono spostate dopo pochi esercizi trascorsi sulle proprie sedie: oltre alla Direttrice finanziaria Tornoni (di cui abbiamo scritto diffusamente), il Dirigente Bayma, il direttore Lamberti, il direttore Golzio. Insomma, anche a Torino si invoca l’anticorruzione , ma poi sembra contare  il manuale Cencelli.

I promossi.

Qualche promosso verticalmente c’è stato: la dirigente Agata Grasso, già braccio destro di Vaciago, guadagna un’area sotto il dottor Calvano al facility management;  idem per il dottor Benedetto nella cultura e l’architetto Palermo al verde. E negli uffici tecnici, mentre progrediscono al Verde e alla Mobilità, restano al palo tutti i dirigenti della direzione servizi tecnici dell’ingegnere Brero.

Il  caso: la gestione del personale.

Giuseppe Ferrari approda alla direzione del personale. Già dirigente sindacale Uil, pare abbia convinto il Segretario Generale della sua compatibilità grazie ad una comunicazione proveniente da Roma. In passato vicino al mondo socialista, ha condiviso col collega Paolo Lubbia la maggior parte delle promozioni di questo “rimpasto” dirigenziale. Vicinissimo almeno fino a pochi mesi fa a Salvatore Gallo (Pd), nonché al figlio “suo” ex assessore allo sport, ora rappresenta il “nuovo che avanza”: in un curioso parallelismo, così come la Appendino è la “fenice” del Sistema Torino, lui è la “fenice” della prima repubblica a Palazzo di Città. Praticamente al personale ha tutto in mano lui, compresi, direttamente alle sue dipendenze, concorsi e assunzioni. Alle spalle una lunga carriera in Comune e anche il processo Murazzi da cui è risultato assolto, insieme a diversi altri dirigenti, perchè il fatto non sussiste.

I più delusi tra i tantissimi delusi.

Tre su tutti. Paola Virano, che lascia l’urbanistica per il Commercio, perdendo la sua centralità sul futuro della città e dei suoi supermercati. Laura Rinaldi: ai tributi aveva visto palesarsi la super promozione del suo Direttore Paolo Lubbia – quale apostolo destro del capo di Gabinetto Giordana – come la sua grande occasione. Resta invece al suo posto e prende pure la madre di tutte le sole: il nuovo progetto riscossione. Mossa geniale del Lubbia il quale prima ha promesso all’amministrazione di recuperare il buco di cassa generatosi tra settembre 2016 e marzo 2017 (e di cui lui è certamente corresponsabile, gestendo le entrate tributarie), e poi ha sbolognato alla Rinaldi la patata bollente. Deluso anche il dottor Mangiardi, già comandante della Polizia Municipale di Genova, che avrebbe aspirato al posto del pensionando Gregnanini al comando della Polizia Municipale, ma che continuerà ad occuparsi di commercio. Un po’ poco per un cv importante come il suo.

La non corrispondenza tra Assessorati e Direzioni.

Sul punto avevamo già detto. Ora è piuttosto evidente. Ma nel comunicato ufficiale nemmeno se ne parla più. Tanto ormai è chiaro che si è fatto diversamente e con logiche tutte decise dalla politica.

“Competenza, innovazione, efficienza, efficacia e trasparenza – sottolinea Chiara Appendino – rappresentano le linee guida sulle quali è stato disegnato il nuovo assetto organizzativo dell’ente e definita la composizione dei vertici dirigenziali. Si tratta di un’operazione necessaria al buon funzionamento di una macchina amministrativa chiamata a rispondere alla crescente domanda di servizi, attraverso l’utilizzo ottimale di risorse finanziare sempre più contenute e delle capacità professionali di un capitale umano, che per questo Comune rappresenta una vera e propria ricchezza”.

Banalità da cioccolatino, la dichiarazione della Sindaca sul comunicato ufficiale. Sulla Competenza, siamo d’accordo: in Comune il livello della dirigenza è alto. Per il resto il tentativo è quello di mascherare una riorganizzazione “politica” con criteri tecnici quali competenza, innovazione, efficienza, efficacia e trasparenza.

Evitare il pre-dissesto durante la rotazione: operazione impossibile?

La riorganizzazione è stata annunciata tra l’approvazione del bilancio consuntivo 2016 e il bilancio preventivo 2017, bilancio preventivo che andrà probabilmente riscritto e che non potrà essere semplicemente gestito a causa di tutte le problematiche sollevate dai revisori dei conti (entrate incerte, spese non coperte, etc, etc). Inoltre, l’amministrazione dovrà dare corpo al progetto di potenziamento della riscossione per migliorare i saldi di cassa cronicamente alti. Queste sfide dure dovranno essere affrontate da una struttura nuova, che avrà bisogno di tempo e rodaggio per girare a pieno regime. Peccato che, in una situazione di ventilato pre-dissesto, non esistano né tempo né possibilità di rodaggio: occorre agire in fretta e cercare di rimettere in carreggiata una macchina che sbanda pericolosamente. Inoltre, qualora si arrivasse davvero al pre-dissesto, i dirigenti appena nominati vedrebbero cadere sotto i tagli obbligatori tutto il loro (cospicuo) salario accessorio.

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