Pare che la Giunta Appendino abbia intenzione di approvare, nella giornata odierna, venerdì 2 marzo, il Bilancio.
Risulta infatti convocata una giunta straordinaria per il tardo pomeriggio. Cosa conterrà il documento contabile del 2018-2020? Perché questa approvazione improvvisa?

Cominciamo dal secondo punto.

I termini di approvazione del Bilancio sono stati portati al 31 marzo. Nessuna fretta, quindi per l’aula. Ma da quanto traspare da Palazzo Civico, sembra che dopo due settimane di “campagna comunicativa” intensa, i social media manager della sindaca intendano concludere la narrazione del buon governo dando la notizia dell’approvazione del Bilancio, anche se questo è avvenuto solo in Giunta. Strategicamente poche ore prima del silenzio elettorale.

Una ghiotta occasione per ricordare il “credito” ottenuto dal piano di interventi presso la Corte dei Conti e per continuare l’operazione di oblio sulle magagne dell’amministrazione pentastellata, schiacciata nei mesi scorsi da una certa inattività e dagli avvisi di garanzia.

Certo, approvare la bozza di Bilancio alle 16.45 del giorno precedente il silenzio elettorale previene e impedisce qualunque dibattito o critica delle opposizioni. Infatti, il documento non sarà disponibile integralmente prima del consiglio comunale di mercoledì e l’unica “versione” che sarà diffusa in tempo per il voto domenicale sarà, quindi, quella della Giunta.

Venendo al merito (il punto che avevamo lasciato in sospeso), dopo mesi di gestazione, sono filtrate le prime caratteristiche del documento, complice il fatto che a Palazzo stia prevalendo una certa insoddisfazione, anche per i criteri, non molto trasparenti, di taglio della spesa. Non sarebbe stato dato peso alle obiezioni di chi avrebbe, per esempio su welfare e scuola, sollevato dubbi sulle capacità delle risorse stanziate di finanziare i servizi fino a fine anno.

I tagli draconiani, al grido di “rigore rigore”, sarebbero stati decisi dallo stretto entourage di Appendino e poi imposti. Anche su manutenzioni e decentramento  pare siano state decise riduzioni importanti: da qui la protesta veemente dei presidenti delle Circoscrizioni sia per il merito che per il metodo. Va ricordato inoltre che Chiara Appendino si è rifiutata di incontrare i presidenti, contravvenendo ad un obbligo regolamentare.

Dal lato dell’entrate il Bilancio reggerà ancora su quelle una tantum

Sempre dal lato della spesa, la città potrà contare su investimenti ridotti al minimo e tutti finanziati (ironia della sorte) da provvedimenti e bandi governativi.

Dal lato dell’entrate il Bilancio reggerà ancora su quelle una tantum. Si parla di 50 milioni di plusvalenze straordinarie ottenute da FCT Srl (di derivazione IREN), dalla continua previsione di multe per oltre 100 milioni e, dulcis in fundo, altri 21 milioni di oneri di urbanizzazione.

Qualcuno ricorderà che la Giunta Grillina ha ricominciato ad applicare gli oneri in parte corrente  e che la previsione dell’anno scorso si rivelò, nei fatti, molto sovrastimata, ma ciò bastò perché venisse realizzato in città un numero cospicuo di nuovi centri commerciali targati Cinque Stelle e rivendicati dal vicesindaco Guido Montanari quali surreali “riqualificazioni”.

Sulla parte spesa, poi, l’adeguamento dell’FCDDE (fondo svalutazione crediti) istituito nel 2014 e per legge crescente ogni anno, ha comportato un aggravio di oltre 15 milioni sia per l’incremento di legge dal 70 al 75%, sia per il cattivo andamento delle riscossioni del 2017.

Archiviato, quindi, il 2016, anno oggetto della pronuncia della Corte dei Conti della settimana scorsa, come anno di transizione, e ottenuto il via libera al piano di interventi (che regge con le dismissioni immobiliari giudicate dalla corte “ambiziosa”) alla fine dietro il pareggio del Bilancio 2018/20 ci sarebbero due tesoretti ereditati dalle amministrazioni di centrosinistra:

  • il patrimonio mobiliare, ovvero FCT e IREN, preservate dal centrosinistra e ora saccheggiate ripetutamente dalla Giunta Appendino;
  • il credito per i ricorsi tributari del passato (2010/2012): il gettito IMU fabbricati D che, iscritti a bilancio 2018/20 per 14 milioni, avrebbero consentito il raggiungimento del pareggio per merito di Piero Fassino (che fece il ricorso) portando a quasi 200 milioni le entrate una tantum irripetibili nel Bilancio;

Ultimo tema: i 61 milioni del passaggio ICI/IMU 2011 (altro ricorso di Fassino). Per ora, dei 40 milioni non ancora accertati, non vi sarebbe traccia nel documento. Forse si pensa di utilizzarli come salvadanaio nel caso in cui le “ambiziose” entrate previste non dovessero verificarsi?
E ora, silenzio elettorale.